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Arredamento studio notarile: sala delle stipule, scrivania del notaio e archivio

Arredamento studio notarile: sala delle stipule, scrivania del notaio e archivio

Aggiornato il 12 ottobre 2026

Arredare uno studio notarile significa partire da due stanze: la sala delle stipule, dove le parti ascoltano la lettura dell'atto e ne firmano i fogli, e l'archivio, dove il notaio custodisce gli atti «con esattezza ed in luogo sicuro» finché esercita. La legge notarile del 1913 non parla di stanze né di mobili, ma descrive con una precisione rara ciò che in quelle due stanze deve accadere, e da lì si ricava il progetto. Vale per chi cerca un arredamento per studio notarile classico come per chi lo vuole moderno: la scrivania del notaio, l'attesa dei clienti e lo stile vengono dopo, e si scelgono meglio quando queste due stanze sono risolte.

Ogni atto notarile si apre con due parole in maiuscolo. L'articolo 51 della legge n. 89 del 16 febbraio 1913 stabilisce che l'atto «reca la intestazione: REPUBBLICA ITALIANA», e subito dopo elenca ciò che deve contenere, fino a un dettaglio che sfugge a chi arreda uno studio: l'indicazione «del Comune e del luogo in cui è ricevuto». Il luogo, insomma, entra nell'atto. Le altre righe dello stesso articolo, insieme agli articoli 47, 48 e 55, raccontano chi si siede intorno al tavolo, chi legge ad alta voce, chi firma e dove. Letta con gli occhi di chi deve scegliere i mobili, la legge notarile è già metà di un progetto d'arredo.

La sala delle stipule si dimensiona sulle persone che la legge chiama al tavolo

L'articolo 47 è netto: l'atto «non può essere ricevuto dal notaio se non in presenza delle parti». Intorno alle parti, però, la legge prevede altre figure, e ognuna occupa una sedia. L'articolo 48, oltre agli altri casi previsti dalla legge, chiede due testimoni per le donazioni, per le convenzioni matrimoniali e le loro modifiche, per la scelta della separazione dei beni, quando una delle parti non sa o non può leggere e scrivere, oppure quando una parte o il notaio ne chiedono la presenza. Se una parte non conosce la lingua italiana e il notaio non conosce la sua, l'articolo 55 fa entrare l'interprete, scelto dalle parti, che non può essere uno dei testimoni e che giura davanti al notaio; l'atto resta in italiano ma accanto all'originale, o in calce, va la traduzione, e l'interprete firma alla fine e nel margine di ogni foglio sia l'uno sia l'altra. Ci sono poi i fidefacienti, le persone che attestano l'identità di una parte, che secondo l'articolo 51 possono allontanarsi dopo la loro dichiarazione. E quando una parte interviene per mezzo di un rappresentante, al tavolo siede il rappresentante, con la procura che di regola resta annessa all'atto.

Il conto delle persone, quindi, va fatto sull'atto più affollato che lo studio riceve, non su quello medio. Una compravendita con due coniugi per parte, i due testimoni che una delle parti ha chiesto e un interprete porta intorno al tavolo otto persone, e con il notaio sono nove. La legge stessa prevede l'ipotesi delle stipule numerose: quando le parti che possono firmare sono più di sei, la firma in margine di ciascun foglio può essere messa da alcune di loro, delegate dalle altre.

Ne ricavo tre scelte per il tavolo sala riunioni di uno studio notarile. Il piano deve permettere ai fogli di passare di mano in mano, perché l'articolo 51 chiede le sottoscrizioni a margine di ogni foglio dell'atto e delle scritture inserite: un tavolo stretto e lunghissimo costringe a far viaggiare i documenti lungo una fila di persone. Il notaio siede in un punto da cui vede tutti i volti, dato che deve indagare la volontà delle parti. E serve spazio per due testi affiancati quando c'è la traduzione. Le sedute contano quanto il piano: le sedie conferenza con i braccioli e uno schienale che sostiene accompagnano una lettura che può durare a lungo, mentre una sedia elegante e rigida fa sembrare ogni pagina più lunga della precedente.

Una stanza in cui la lettura dell'atto si sente bene

Il momento centrale della stipula si ascolta. Al numero 8 dell'articolo 51 la legge vuole la menzione che dell'atto fu data «lettura alle parti, in presenza dei testimoni, se questi siano intervenuti», fatta dal notaio o, alla sua presenza, da una persona di sua fiducia; e il notaio non può affidare ad altri la lettura dell'atto che non ha scritto lui. Su espressa volontà delle parti, purché sappiano leggere e scrivere, la legge consente di omettere soltanto la lettura delle scritture e dei titoli inseriti.

Nessun articolo parla di acustica: questa è una mia lettura. Ma se la legge vuole che l'atto sia letto alle parti, la stanza deve permettere di ascoltarlo. Per questo conviene tenere la sala delle stipule lontana dal banco della segreteria e dal suo telefono, e se lo studio è ricavato in un appartamento conviene chiuderla davvero, anche con pareti divisorie ufficio che separino la stanza dal passaggio. Il beneficio è doppio: il notaio legge senza alzare la voce, e chi aspetta fuori non ascolta i fatti degli altri.

La scrivania del notaio regge il colloquio che precede l'atto

La seconda frase dell'articolo 47 dice che il notaio «indaga la volontà delle parti e sotto la propria direzione e responsabilità cura la compilazione integrale dell'atto». La legge non dice dove avvenga quell'indagine; quando lo studio la conduce in un colloquio prima della stipula, è questo lavoro ad assegnare alla scrivania del notaio un compito diverso da quello di un manager. Davanti servono almeno due sedute comode, perché in una compravendita o in un atto costitutivo le parti sono più d'una, e il piano deve offrire spazio per documenti che si guardano insieme. Quando l'atto riguarda un immobile l'articolo 51 chiede di designarlo con il Comune, i numeri catastali, le mappe e i confini: una planimetria aperta sul tavolo deve potersi leggere da entrambi i lati.

Una scrivania direzionale con un piano ampio e un mobile di servizio accanto, dove tenere chiuse le pratiche del giorno, risponde a tutte e due le esigenze. Sul resto il gusto è libero, ed è qui che si misura la bella figura: il cliente che arriva per l'acquisto della casa o per la costituzione della sua società sta prendendo una delle decisioni più importanti della sua vita, e la stanza in cui la prende gli resta in mente insieme alla firma. Una scrivania in ordine e proporzionata alla stanza dice al cliente che chi la usa ha tempo per lui.

L'archivio dello studio notarile è un obbligo che dura una carriera

Qui la legge non lascia margini di stile. L'articolo 26 impone al notaio di tenere nel Comune assegnato uno «studio aperto con il deposito degli atti, registri e repertori notarili»: l'archivio, cioè, sta dentro ciò che la legge chiama studio. L'articolo 61 aggiunge che gli atti ricevuti vanno custoditi «con esattezza ed in luogo sicuro», con gli allegati, rilegati in volumi in ordine cronologico, mentre i testamenti pubblici prima della morte del testatore e i testamenti segreti e olografi depositati, prima della loro apertura e pubblicazione, stanno in fascicoli distinti. L'articolo 62 vuole due repertori, uno per gli atti tra vivi e uno per quelli di ultima volontà, con una numerazione che prosegue fino al giorno in cui il notaio cessa le funzioni nel distretto; solo quando il notaio cessa dall'esercizio, o trasferisce la residenza in un altro distretto, l'articolo 106 fa passare repertori, registri e atti all'archivio notarile distrettuale.

Tradotto in mobili, significa progettare un archivio che cresce ogni anno di nuovi volumi e che non si svuota mai finché lo studio resta aperto. Il mio consiglio è prevedere fin dall'inizio lo spazio per gli anni che verranno, con armadi chiudibili a chiave, e un comparto separato e chiuso per i testamenti, che la legge stessa tiene a parte.

A questa custodia se ne aggiunge una seconda. Il decreto legislativo 231 del 2007 sull'antiriciclaggio, all'articolo 3, include i notai fra i soggetti obbligati quando compiono operazioni finanziarie o immobiliari per conto dei clienti o li assistono, fra l'altro, nei trasferimenti di immobili e nella costituzione di società, e all'articolo 31 chiede di conservare i documenti raccolti per l'adeguata verifica della clientela per dieci anni dalla fine della prestazione; l'articolo 32 vuole modalità di conservazione che prevengano «qualsiasi perdita dei dati». La carta e il server, in uno studio notarile, rispondono alla stessa domanda: dove sono, e chi ci può mettere le mani.

La sala d'attesa ospita clienti di atti diversi

Dal notaio la sala d'attesa può riunire, alla stessa ora, chi è venuto per una compravendita e chi per un testamento, e ognuno porta con sé fatti che non vuole condividere con gli sconosciuti seduti accanto. Suggerisco di arredarla con poche sedute distanziate, lontana dalla porta della sala delle stipule e dalla scrivania della segreteria, in modo che nessuno ascolti nomi e importi; se lo spazio lo consente, un secondo angolo d'attesa permette di separare le parti di una trattativa ancora tesa fino al momento della firma. Accessibilità, numero dei posti e materiali delle sedute sono il tema della guida all'arredamento sala attesa.

Classico o moderno, purché la stanza regga la solennità dell'atto

Sullo stile la legge tace, e qualunque regola sarebbe inventata. Lo studio notarile classico, in legno e pelle, e quello moderno, chiaro e asciutto, funzionano entrambi quando rispettano una cosa che l'intestazione dell'atto ricorda a ogni stipula: in quella stanza si forma un documento pubblico. La scelta, allora, è fra due modi di dire la stessa serietà. Ciò che stona è il contrario: la stanza improvvisata, con un tavolo di fortuna e sedie spaiate. Chi entra dal notaio per comprare casa o per dividere un'eredità guarda l'arredo con gli occhi di chi sta vivendo un giorno importante, e quella stanza se la ricorderà per anni.

Il primo passo, quindi, si fa prima di aprire un catalogo: si sfoglia il repertorio dell'ultimo anno, dove ogni atto porta i nomi delle parti, e si cerca la stipula più affollata. Quella è la misura della sala.

Risposte rapide

Quali stanze contano di più per l'arredamento studio notarile?
La sala delle stipule e l'archivio, perché la legge notarile (n. 89 del 1913) regola nel dettaglio ciò che vi accade: la lettura e la firma dell'atto davanti a parti e testimoni, la custodia di atti e repertori. Servono un tavolo per tutte le persone dell'atto, una stanza in cui la lettura si sente bene, armadi chiusi per atti e repertori. Scrivania, sala d'attesa e stile vengono dopo.

Quante persone deve accogliere la sala delle stipule?
Quelle dell'atto più affollato dello studio: il notaio; le parti, o i loro rappresentanti (articolo 47 e articolo 51, n. 3); due testimoni nei casi dell'articolo 48; l'interprete dell'articolo 55 quando il notaio non conosce la lingua di una parte; i fidefacienti che attestano l'identità di una parte (articolo 51, n. 4). L'articolo 51, n. 12, prevede anche atti con più di sei parti che firmano.

Che scrivania serve a un notaio?
Una scrivania direzionale con piano ampio, due sedute davanti per i clienti e un mobile di servizio chiuso. È il posto del colloquio in cui il notaio indaga la volontà delle parti (articolo 47) e in cui si guardano insieme planimetrie e dati catastali.

Come deve conservare gli atti un notaio?
L'articolo 61 della legge notarile chiede di custodire gli atti «con esattezza ed in luogo sicuro», rilegati in volumi in ordine cronologico, con i testamenti in fascicoli distinti. I documenti antiriciclaggio si conservano per dieci anni (D.Lgs. 231/2007, articolo 31).

Meglio uno studio notarile classico o moderno?
La legge non indica uno stile. Funzionano entrambi se la sala delle stipule è ordinata, coerente e silenziosa, adatta alla formazione di un atto pubblico.

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