Un progetto ufficio in Italia si gioca su poche sigle, ed è meglio conoscerle prima del preventivo. Per le postazioni al videoterminale comanda il D.Lgs. 81/2008, Titolo VII: seduta regolabile, schermo orientabile, illuminazione fra 300 e 500 lux. Per l'arredo, le norme che il capitolato di una gara considera critiche sono la EN 527-1 per le scrivanie — piano a 720 mm (±15), oppure regolabile 650-850 mm per il sit-stand — la EN 1335 per le sedute operative, la EN 14073 per i contenitori e la EN 16139 per le sedute di sale riunioni e aree attesa.
Poi c'è l'errore che il nostro archivio normativo registra come il più insidioso: il doppio requisito sul fuoco. Molti capitolati specificano la EN 1021-1/2 per gli imbottiti e dimenticano che in Italia, nei luoghi aperti al pubblico, serve anche la Classe 1 IM (DM 26/06/1984, UNI 9177) — e una collezione conforme alla prima non è automaticamente conforme alla seconda. Per la pubblica amministrazione si aggiungono i CAM (DM 23/06/2022): legno da foreste gestite FSC o PEFC, formaldeide in classe E1 o inferiore, disassemblabilità — dimenticarli non abbassa il punteggio, esclude dalla gara. E l'accessibilità (L. 13/1989, DM 236/1989) chiede percorsi da 90 cm e piani raggiungibili in carrozzina: la reception senza postazione accessibile è un errore da collaudo, non da estetica.
Come lavoriamo su tutto questo: per ogni requisito indichiamo le collezioni per cui il produttore ha dichiarato e documentato la conformità — rapporti di prova originali, non autocertificazioni — e quando un documento non esiste lo diciamo prima che lo scopra la commissione. Nel capitolato mettiamo ciò che i concorrenti spesso non hanno: EPD e GREENGUARD Gold dove disponibili, garanzia estesa con copertura scritta, analisi del costo totale su dieci anni. L'acustica dell'open space — l'altro grande dimenticato — ha la sua pagina dedicata fra gli ambienti.
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