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Arredamento studio tattoo: zone, reception con il consenso, consulenza e pareti lavabili

Arredamento studio tattoo: zone, reception con il consenso, consulenza e pareti lavabili

Aggiornato il 12 ottobre 2026

Uno studio tattoo si arreda per zone, e lo stile viene dopo. La circolare del Ministero della Sanità del 5 febbraio 1998, n. 2.9/156, che l'Istituto Superiore di Sanità indica ancora come l'unico riferimento nazionale per chi esegue tatuaggi, chiede che gli spazi in cui si lavora con l'ago siano separati dalla sala d'attesa e dai locali di pulizia e sterilizzazione, e che i materiali che rivestono le pareti siano impermeabili e facilmente lavabili. Fuori dalla stanza di lavoro, cioè all'ingresso, al bancone, al tavolo dove si discute il disegno e fra i posti di chi accompagna, l'arredamento dello studio tatuaggi decide che cosa il cliente racconterà uscendo.

C'è chi suggerisce di trattare lo studio come una galleria d'arte, con «massima libertà» sullo stile delle pareti. Va corretta. La circolare chiede pareti rivestite di materiali impermeabili e facilmente lavabili e non fa eccezioni per la sala d'attesa: la libertà riguarda ciò che si appende e i mobili che si scelgono, mentre il rivestimento risponde al requisito, e fin dove il requisito arrivi nelle varie stanze lo stabilisce l'ASL che autorizza i locali. I disegni incorniciati dei lavori migliori restano un biglietto da visita onesto per un tatuatore. La galleria si fa con le cornici; l'intonaco segue il requisito.

La circolare del 1998 disegna uno studio fatto di zone che non si mescolano

Per chi arreda, la circolare è quasi una pianta. Gli spazi dove si eseguono le procedure devono essere separati dalle sale d'attesa e da quelli destinati alla pulizia, alla sterilizzazione e alla disinfezione; deve esistere «una separazione netta» fra le aree in cui si trattano i materiali sporchi e quelle in cui si conservano i materiali puliti e sterilizzati; la zona «sporca» deve avere una vasca con acqua calda e fredda. I contenitori per aghi e taglienti, aggiunge il testo, vanno sistemati «in posizione vicina e comoda» al punto in cui si usano. Una seconda circolare, del 16 luglio 1998, quando descrive i locali per le convention di tatuatori elenca aree distinte per l'attesa, per l'esecuzione, per i materiali puliti e per quelli sporchi: riguarda le manifestazioni, eppure descrive con chiarezza come la norma immagini uno studio.

Lettino, sgabello del tatuatore, carrello e lampada si scelgono con i fornitori di attrezzatura specializzata: non sono arredo d'ufficio, e non li vendiamo. L'arredatore lavora intorno alla stanza di lavoro, e il suo compito comincia esattamente dove quella stanza finisce.

I locali li autorizza l'ASL, e in alcuni comuni ogni spostamento di parete torna allo sportello

In Italia l'attività di tatuaggio non ha una legge nazionale specifica: lo ricorda l'Istituto Superiore di Sanità, in una pagina aggiornata al 19 settembre 2024, che indica nelle circolari del 1998 l'unico riferimento valido per tutto il paese e fra le regioni con una legge propria nomina Toscana, Friuli Venezia Giulia, Marche e Lazio. La circolare chiede a chi avvia l'attività un'autorizzazione dell'azienda sanitaria locale, che accerta gli standard igienici. I requisiti precisi dei locali, quindi, li fissano la regione e il comune in cui si lavora, e qui non li troverete elencati: cambierebbero da una provincia all'altra.

Un esempio aiuta a capire che cosa significa nella pratica. Il Comune di Padova spiega che l'attività parte con una segnalazione certificata di inizio attività valida «per i locali in essa indicati», e che anche una «diversa distribuzione dei locali» va segnalata di nuovo allo sportello unico. Tradotto per chi arreda: la distribuzione delle stanze si decide una volta, con la pianta presentata davanti, e solo dopo si ordinano i mobili.

È una disciplina che ripaga. Uno studio che non deve rincorrere le pratiche apre prima, e apre come era stato immaginato.

Il bancone della reception regge il consenso informato oltre al pagamento

Chi si fa tatuare, ricorda l'Istituto Superiore di Sanità, deve essere informato sui rischi e sottoscrivere il modulo del consenso informato; per un minorenne serve il consenso dei genitori o del tutore. Il memorandum allegato alla circolare del 1998 mostra di che cosa si parla davanti a quel foglio: domande come «Sei portatore di una malattia della pelle?» o «Lo sai che puoi essere o diventare allergico ai pigmenti o ai metalli?». Al bancone, insomma, non si regola soltanto il conto: si legge con attenzione un documento che riguarda il corpo di chi lo firma.

Ne discendono due scelte. Fra i banconi reception conviene preferire un piano con un tratto su cui il cliente possa appoggiarsi e scrivere con calma, lontano da chi entra; e dietro il bancone serve un armadio con la serratura, perché quei moduli raccontano la salute di una persona e meritano più riguardo di un raccoglitore lasciato sul piano. La serratura passa inosservata, mentre la serietà con cui il cliente è stato trattato nel momento in cui era più esposto gli resta addosso a lungo, come il disegno.

Il disegno si discute seduti, e il tavolo va pulito come vuole il suo produttore

Alla consulenza si sfogliano bozzetti, si confrontano riferimenti, si corregge una linea finché il cliente riconosce la propria idea. È il momento che merita un piano di lavoro serio, con posti comodi per due o tre persone, una luce che lasci leggere bene il tratto e una parete su cui il portfolio possa stare in cornice. Chi cerca un piano opaco e piacevole al tatto può guardare al top Fenix, che produttori come Arper e ICF offrono sui loro tavoli riunioni.

Il dettaglio che conta sta in fondo alla scheda, alla voce manutenzione. Per i piani del tavolo Cross di Arper il produttore dichiara: «panno morbido umido e detergente neutro diluito, asciugare sempre; mai candeggina, abrasivi o spugne metalliche». Per UniTable di ICF la scheda chiede su nobilitato, HPL e Fenix un detergente «non fortemente alcalino» e vieta i prodotti al silicone. La circolare del 1998, quando il sangue si spande in modo consistente, chiede invece di cospargere l'area con un germicida solido, il dicloroisocianurato, o liquido, un composto di cloro, prima della pulizia.

Le due righe, messe una accanto all'altra, non vanno d'accordo, e non tocca a chi vende mobili decidere quale ceda. Si fa così: prima di portare un piano dentro la stanza di lavoro, se ne stampa la riga della manutenzione e la si mostra a chi autorizza i locali. Dice più del catalogo su dove quel mobile può vivere.

Le pareti lavabili hanno numeri dichiarati, e possono essere belle

Per le pareti che devono potersi lavare, la ceramica è la prima risposta che viene in mente, e le schede dei produttori permettono di confrontarla su dati misurati. Pico di Mutina, disegnata da Ronan ed Erwan Bouroullec, dichiara un assorbimento d'acqua dello 0,06% secondo la ISO 10545-3 e la classe 5 di resistenza alle macchie secondo la ISO 10545-14, con impiego a pavimento e a rivestimento; Tex, i cui motivi tessili sono firmati da Raw Edges, dichiara un assorbimento dello 0,04% e la stessa classe 5 per le macchie. Fra la ceramica di design si trovano così superfici con valori dichiarati di assorbimento e di resistenza alle macchie che portano insieme la firma di un progettista: anche la parete che deve potersi lavare può avere un disegno.

Resta una cautela, e conviene dirla chiara: se una certa piastrella soddisfa il requisito di parete impermeabile e facilmente lavabile lo stabilisce l'ASL che autorizza i locali, non il catalogo. Si porta la scheda tecnica al sopralluogo, e si decide lì.

Chi accompagna aspetta seduto, e la sala d'attesa deve saperlo

La circolare chiede che la sala d'attesa stia separata dalla stanza in cui si tatua, e questo la rende un luogo a sé, con un pubblico preciso: l'amico che è venuto a fare coraggio, il genitore che ha firmato il consenso del figlio minorenne, il cliente successivo arrivato in anticipo. Sono persone che restano sedute senza nulla da fare, se non guardarsi intorno. Per loro servono poltrone attesa con schienale e braccioli, che permettano di stare comodi senza sprofondare, e una disposizione che lasci vedere il portfolio alle pareti invece della porta della stanza di lavoro. Chi vuole dimensionare il numero dei posti e scegliere i materiali trova il ragionamento completo nella guida all'arredamento della sala d'attesa.

Lo studio che resta in mente è quello in cui ogni stanza sa a che cosa serve: la parete lavabile dove lavora l'ago, il tavolo bello dove nasce il disegno, il bancone serio dove si firma. L'ordine giusto è la pianta con l'ASL, poi le pareti, infine i mobili di chi entra.

Risposte rapide

Qual è il criterio dell'arredamento di uno studio tattoo?
Per zone. La circolare del Ministero della Sanità n. 2.9/156 del 1998 chiede che gli spazi in cui si tatua siano separati dalla sala d'attesa e dai locali di sterilizzazione, e che i materiali che rivestono le pareti siano impermeabili e facilmente lavabili. Reception, consulenza sul disegno e sala d'attesa sono le zone dove si sceglie l'arredamento vero e proprio.

Quali regole valgono per i locali di uno studio di tatuaggi?
A livello nazionale solo le circolari del 1998; alcune regioni, come Toscana, Friuli Venezia Giulia, Marche e Lazio, hanno una legge propria. L'autorizzazione la rilascia l'ASL, e i requisiti precisi dei locali li fissano regione e comune: vanno chiesti a loro prima di ordinare i mobili.

Quali mobili servono in uno studio tattoo?
Un bancone reception con un piano dove leggere e firmare il consenso informato, un armadio con serratura per i moduli, un tavolo con sedute per la consulenza sul disegno, poltrone per la sala d'attesa. Lettino, sgabello del tatuatore e carrello sono attrezzatura specializzata, da scegliere con fornitori dedicati.

Le pareti di uno studio tatuaggi si possono decorare liberamente?
Quadri, cornici e disegni sì. Il rivestimento no: la circolare del 1998 chiede materiali impermeabili e facilmente lavabili, senza distinguere fra le stanze. Una ceramica con assorbimento d'acqua e resistenza alle macchie dichiarati in scheda è un punto di partenza; l'idoneità e il perimetro del requisito li accerta l'ASL.

Un tavolo da ufficio va bene nella stanza dove si tatua?
Lo decide l'ASL, non il catalogo. Prima si legge la manutenzione dichiarata dal produttore: la scheda del tavolo Cross di Arper vieta la candeggina sui piani, mentre la circolare del 1998 chiede un composto di cloro sulle aree dove il sangue si è spanso. La riga va mostrata a chi autorizza i locali.

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