Sedia operativa Void di ICF con schienale rivestito bordeaux e base a cinque razze su ruote

Il vuoto fa parte del progetto: Void, la sedia operativa di ICF che si giudica da ciò che non c'è

ICF Office
Seduta direzionale
Void Un'icona del design Seduta direzionale
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«Lo spazio vuoto non è assenza, ma una parte attiva del design»: ICF presenta così la Void, e la frase si legge prima ancora di sedersi. Fra le sedie operative da ufficio è un oggetto che si giudica da ciò che non c'è. Un telaio perimetrale in alluminio disegna il volume della seduta e dello schienale; dentro quel perimetro resta aria, tenuta a bada da una doppia membrana tessile tesa che sostiene il corpo per tensione ed elasticità e ne distribuisce il carico.

Khodi Feiz l'ha disegnata partendo da una domanda, quanto poco materiale serve per una sedia davvero comoda, e ICF l'ha portata a Orgatec 2026 fra le sue quattro novità. Telaio, membrana e connessioni restano a vista: nessun guscio li copre, e il modo in cui la sedia è costruita è anche il suo disegno. Chi vuole più contatto con la seduta sceglie il Soft Pad sottile o la versione interamente rivestita; chi vuole il vuoto, la membrana nuda.

La stessa costruzione cambia stanza senza cambiare faccia: alla postazione con la base girevole, al tavolo delle sedute per la sala riunioni con la base fissa, nell'ufficio direzionale con lo schienale più alto, nello studio di casa; e può servire anche a chi aspetta. Altezze di schienale, braccioli e basi appartengono a un unico sistema, e le versioni ordinabili seguono il programma definitivo di ICF. La Mercanti mette la Void accanto a una sedia operativa imbottita e fa sedere il cliente su entrambe, perché il vuoto si capisce con la schiena, non dalla foto.

Informazioni tecniche basate sui dati dichiarati dal produttore.
  • Collezione: Void Chair
  • Produttore: ICF S.p.A., Vignate (Milano), Italia
  • Design: Khodi Feiz, Feiz Design Studio (Amsterdam), 2026
  • Presentazione: Orgatec 2026, Colonia, 27-30 ottobre: una delle quattro novità ICF
  • Struttura: telaio perimetrale portante in alluminio, lasciato a vista con la membrana e le connessioni
  • Sedile e schienale: doppia membrana tessile sospesa e autoportante, che sostiene il corpo per tensione ed elasticità e ne distribuisce il carico
  • Rivestimenti: membrana strutturale nuda · Soft Pad sottile · interpretazione interamente rivestita
  • Famiglia: più altezze di schienale, diverse tipologie di braccioli, basi fisse o girevoli, configurazioni orientate al lavoro; le versioni ordinabili seguono il programma definitivo ICF
  • Destinazioni dichiarate: sedute operative, direzionali, per sale riunioni e multiuso nel catalogo ICF; meeting, home office ed executive; ambienti professionali, residenziali e hospitality
  • Materiali: alluminio e tessuto, entrambi dichiarati riciclabili da ICF
  • Cura: membrana, tessuto, alluminio e parti in plastica secondo la guida ICF dei materiali
  • Origine: Made in Italy
La Mercanti Srl — partner per arredi e contract dal 1997.
San Benedetto del Tronto (AP), Italia · +39 0735 753833 · info@lamercanti.it
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Domande Frequenti

La Void è una sedia da ufficio, o regge anche la hall di un albergo?

ICF la dichiara per ambienti professionali, residenziali e hospitality, e aggiunge che in ciascuno conserva la propria identità. Il motivo sta nella forma: essenziale ma non neutra, perché quando gli elementi sono pochi ogni curvatura, finitura e colore pesa di più sul carattere dell'insieme. La costruzione resta riconoscibile senza imporre un'estetica da strumento tecnico, ed è questo che le permette di stare in una hall senza sembrare una sedia da scrivania messa fuori posto.

Perché una membrana tesa è più fresca di un'imbottitura?

Perché fra il corpo e l'aria non c'è nulla da attraversare. ICF indica la traspirabilità fra i risultati del progetto: la Void definisce un volume generoso senza riempirlo, e la superficie tessile tesa lavora da sola, senza strati sotto. Dove la maggior parte delle sedute aggiunge materiale per dare comfort, qui il comfort nasce dalla geometria e dalla tensione del telo. Per chi passa la giornata seduto in un ufficio che d'estate scalda, è una differenza che si sente dalla prima ora del pomeriggio.

Che cosa ha tolto ICF dalla Void, e che cosa è rimasto?

ICF parla di un progetto che «elimina il superfluo per esaltare ciò che conta davvero». È rimasto il necessario per sostenere una persona: un telaio portante, due membrane e le connessioni che le tengono in tensione, tutte a vista. Non c'è un guscio che nasconda la logica della sedia, e il risultato è una forma essenziale, non neutra: la riduzione non la rende anonima, la rende leggibile. Chi la guarda capisce come funziona prima di sedersi.

Che cosa ha presentato ICF a Orgatec 2026 insieme alla Void?

Quattro novità in tutto, allo stand di Colonia dal 27 al 30 ottobre. Accanto alla Void, ICF ha portato il sistema Levita, un divano modulare e un tavolo che portano la stessa firma di Khodi Feiz, e la riedizione di una propria poltrona direzionale storica con nuovi materiali e colori. Per chi arreda un ufficio è un'informazione utile: la Void non nasce isolata, ma dentro una famiglia di pezzi coerenti fra loro, pensati per lavoro, riunione e accoglienza.

Dove viene costruita la Void?

Da ICF S.p.A., a Vignate, alle porte di Milano: il produttore dichiara la Void Made in Italy come il resto della sua collezione di sedute. È un dato che pesa in due situazioni: nelle forniture pubbliche, dove l'origine del prodotto entra nel capitolato, e nei progetti esteri, dove una sedia disegnata nei Paesi Bassi e costruita in Italia racconta da sola la filiera. La Mercanti la propone dall'Italia con lo stesso interlocutore per tutte le sedute ICF.

Curare il telaio in alluminio e le parti in plastica della Void: cinque gesti

Il telaio della Void resta a vista per scelta, quindi si vede anche come viene trattato. La guida ICF dei materiali dà regole semplici per alluminio e plastica: cinque gesti e niente prodotti speciali.

La prova in un punto nascosto

Prima di pulire il telaio della Void, ICF chiede di provare qualunque detergente in un punto che non si vede: sotto il sedile, all'interno di una gamba, dietro il bordo dello schienale. Si aspetta che asciughi e si controlla che la finitura non abbia cambiato aspetto. È il gesto che evita l'unico danno davvero irreparabile, quello fatto dal prodotto sbagliato su tutta la superficie.

Panno morbido, acqua e sapone neutro

Per l'alluminio basta un panno morbido e pulito, acqua e sapone neutro. Si passa lungo il profilo del telaio seguendo il perimetro, si insiste dove le mani si appoggiano ogni giorno, cioè sul bordo anteriore del sedile e sui braccioli, e si asciuga subito con un panno asciutto. Nessun prodotto lucidante: la brillantezza del metallo non si aggiunge, si conserva.

Ciò che non tocca mai il telaio

La guida ICF esclude senza eccezioni solventi, diluenti, alcool, detergenti abrasivi e chimici, spray per lucidare. Sull'alluminio lasciano aloni o segnano la superficie in modo permanente. Vale anche per le salviette igienizzanti a base alcolica che girano negli uffici: sul telaio della Void non vanno usate, e conviene dirlo a chi fa le pulizie prima che succeda.

Le parti in plastica

I componenti in materiale plastico si puliscono con un panno morbido, sapone normale e acqua. Anche qui vanno evitati gli abrasivi, paste o polveri, e i detergenti aggressivi come l'alcol, che possono opacizzare o macchiare la superficie. Dopo il passaggio si asciuga, così la plastica non trattiene residui di sapone che col tempo attirano la polvere.

Lucido e cromato non invecchiano uguali

Una riga della guida ICF spiega perché due telai dello stesso colore possono sembrare diversi dopo anni: l'alluminio cromato mantiene la brillantezza, l'alluminio lucido subisce un naturale processo di ossidazione. Non è un difetto da pulire via, è il modo in cui quel metallo vive. Chi lo sa non lo strofina con prodotti aggressivi per riportarlo a nuovo, perché peggiorerebbe la superficie.