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Condizioni dedicate per professionisti, aziende e studi di progettazione
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«Lo spazio vuoto non è assenza, ma una parte attiva del design»: ICF presenta così la Void, e la frase si legge prima ancora di sedersi. Fra le sedie operative da ufficio è un oggetto che si giudica da ciò che non c'è. Un telaio perimetrale in alluminio disegna il volume della seduta e dello schienale; dentro quel perimetro resta aria, tenuta a bada da una doppia membrana tessile tesa che sostiene il corpo per tensione ed elasticità e ne distribuisce il carico.
Khodi Feiz l'ha disegnata partendo da una domanda, quanto poco materiale serve per una sedia davvero comoda, e ICF l'ha portata a Orgatec 2026 fra le sue quattro novità. Telaio, membrana e connessioni restano a vista: nessun guscio li copre, e il modo in cui la sedia è costruita è anche il suo disegno. Chi vuole più contatto con la seduta sceglie il Soft Pad sottile o la versione interamente rivestita; chi vuole il vuoto, la membrana nuda.
La stessa costruzione cambia stanza senza cambiare faccia: alla postazione con la base girevole, al tavolo delle sedute per la sala riunioni con la base fissa, nell'ufficio direzionale con lo schienale più alto, nello studio di casa; e può servire anche a chi aspetta. Altezze di schienale, braccioli e basi appartengono a un unico sistema, e le versioni ordinabili seguono il programma definitivo di ICF. La Mercanti mette la Void accanto a una sedia operativa imbottita e fa sedere il cliente su entrambe, perché il vuoto si capisce con la schiena, non dalla foto.
Indica le finiture che vuoi valutare
ICF la dichiara per ambienti professionali, residenziali e hospitality, e aggiunge che in ciascuno conserva la propria identità. Il motivo sta nella forma: essenziale ma non neutra, perché quando gli elementi sono pochi ogni curvatura, finitura e colore pesa di più sul carattere dell'insieme. La costruzione resta riconoscibile senza imporre un'estetica da strumento tecnico, ed è questo che le permette di stare in una hall senza sembrare una sedia da scrivania messa fuori posto.
Perché fra il corpo e l'aria non c'è nulla da attraversare. ICF indica la traspirabilità fra i risultati del progetto: la Void definisce un volume generoso senza riempirlo, e la superficie tessile tesa lavora da sola, senza strati sotto. Dove la maggior parte delle sedute aggiunge materiale per dare comfort, qui il comfort nasce dalla geometria e dalla tensione del telo. Per chi passa la giornata seduto in un ufficio che d'estate scalda, è una differenza che si sente dalla prima ora del pomeriggio.
ICF parla di un progetto che «elimina il superfluo per esaltare ciò che conta davvero». È rimasto il necessario per sostenere una persona: un telaio portante, due membrane e le connessioni che le tengono in tensione, tutte a vista. Non c'è un guscio che nasconda la logica della sedia, e il risultato è una forma essenziale, non neutra: la riduzione non la rende anonima, la rende leggibile. Chi la guarda capisce come funziona prima di sedersi.
Quattro novità in tutto, allo stand di Colonia dal 27 al 30 ottobre. Accanto alla Void, ICF ha portato il sistema Levita, un divano modulare e un tavolo che portano la stessa firma di Khodi Feiz, e la riedizione di una propria poltrona direzionale storica con nuovi materiali e colori. Per chi arreda un ufficio è un'informazione utile: la Void non nasce isolata, ma dentro una famiglia di pezzi coerenti fra loro, pensati per lavoro, riunione e accoglienza.
Da ICF S.p.A., a Vignate, alle porte di Milano: il produttore dichiara la Void Made in Italy come il resto della sua collezione di sedute. È un dato che pesa in due situazioni: nelle forniture pubbliche, dove l'origine del prodotto entra nel capitolato, e nei progetti esteri, dove una sedia disegnata nei Paesi Bassi e costruita in Italia racconta da sola la filiera. La Mercanti la propone dall'Italia con lo stesso interlocutore per tutte le sedute ICF.
Il telaio della Void resta a vista per scelta, quindi si vede anche come viene trattato. La guida ICF dei materiali dà regole semplici per alluminio e plastica: cinque gesti e niente prodotti speciali.
Prima di pulire il telaio della Void, ICF chiede di provare qualunque detergente in un punto che non si vede: sotto il sedile, all'interno di una gamba, dietro il bordo dello schienale. Si aspetta che asciughi e si controlla che la finitura non abbia cambiato aspetto. È il gesto che evita l'unico danno davvero irreparabile, quello fatto dal prodotto sbagliato su tutta la superficie.
Per l'alluminio basta un panno morbido e pulito, acqua e sapone neutro. Si passa lungo il profilo del telaio seguendo il perimetro, si insiste dove le mani si appoggiano ogni giorno, cioè sul bordo anteriore del sedile e sui braccioli, e si asciuga subito con un panno asciutto. Nessun prodotto lucidante: la brillantezza del metallo non si aggiunge, si conserva.
La guida ICF esclude senza eccezioni solventi, diluenti, alcool, detergenti abrasivi e chimici, spray per lucidare. Sull'alluminio lasciano aloni o segnano la superficie in modo permanente. Vale anche per le salviette igienizzanti a base alcolica che girano negli uffici: sul telaio della Void non vanno usate, e conviene dirlo a chi fa le pulizie prima che succeda.
I componenti in materiale plastico si puliscono con un panno morbido, sapone normale e acqua. Anche qui vanno evitati gli abrasivi, paste o polveri, e i detergenti aggressivi come l'alcol, che possono opacizzare o macchiare la superficie. Dopo il passaggio si asciuga, così la plastica non trattiene residui di sapone che col tempo attirano la polvere.
Una riga della guida ICF spiega perché due telai dello stesso colore possono sembrare diversi dopo anni: l'alluminio cromato mantiene la brillantezza, l'alluminio lucido subisce un naturale processo di ossidazione. Non è un difetto da pulire via, è il modo in cui quel metallo vive. Chi lo sa non lo strofina con prodotti aggressivi per riportarlo a nuovo, perché peggiorerebbe la superficie.