Ergonomia & Benessere

Perché in ufficio le donne hanno freddo, e che cosa c'entra la pianta

Perché in ufficio le donne hanno freddo, e che cosa c'entra la pianta

Un uomo di quarant'anni, settanta chili, seduto a riposo. Dal suo consumo di ossigeno fu ricavato per la prima volta il met, l'unità con cui la fisiologia esprime quanta energia spende un corpo. Lo ricordavano nel 2005 Byrne e colleghi sul Journal of Applied Physiology, in uno studio il cui titolo vale già una tesi, Metabolic equivalent: one size does not fit all: su un campione ampio ed eterogeneo, quel valore sovrastimava in media del 35% il consumo reale di ossigeno a riposo.

Dieci anni dopo due ricercatori di Maastricht, Boris Kingma e Wouter van Marken Lichtenbelt, hanno portato quel dubbio dentro gli uffici. Su Nature Climate Change hanno scritto che le regole sul clima degli ambienti interni poggiano su un modello di comfort termico nato negli anni Sessanta, e che i valori standard di una delle sue variabili principali, il metabolismo, sono basati su un maschio medio e possono sovrastimare quello femminile fino al 35%. Ne ricavano una conseguenza energetica: così gli edifici possono risultare poco efficienti, per costruzione, nel dare comfort alle donne. Le misure che portano sono quelle di sedici donne impegnate in un lavoro sedentario, e di nessun uomo; è l'obiezione che Bjarne Olesen, della Technical University of Denmark, ha messo per iscritto quello stesso anno sul REHVA Journal.

Kingma e Olesen discutono di fisiologia. A chi arreda un ufficio serve un'altra parte della risposta, e la mia lettura, appoggiata agli studi che seguono, è questa: una parte di quel freddo ha un indirizzo, e si legge sulla pianta, cioè dove cade una scrivania rispetto a una vetrata o a una bocchetta dell'aria, e se chi vi siede ha un modo di correggere il proprio angolo senza chiedere il permesso all'intero piano.

Sul numero del termostato uomini e donne quasi coincidono

Olesen parte dagli esperimenti su cui sono costruite le norme internazionali sul comfort termico, UNI EN ISO 7730 compresa. Uomini e donne vi comparivano in numero uguale, con lo stesso abito leggero e la stessa attività da seduti. Negli studi di Nevins (1966) e di Fanger, presi insieme, 488 uomini hanno preferito in media 25,4 °C e 488 donne 25,8 °C; nel lavoro di Fanger e Langkilde del 1975, 25,0 e 25,1 °C. Le differenze che poi si vedono d'estate negli uffici climatizzati, conclude Olesen, dipendono nella maggior parte dei casi dall'abbigliamento: d'estate le donne adattano l'abito alla stagione, mentre gli uomini restano in giacca e cravatta.

Una rassegna degli studi l'ha firmata Sami Karjalainen, del centro di ricerca tecnica finlandese VTT, in una rassegna uscita su Indoor Air nel 2012. Nella maggior parte degli studi la temperatura neutra, quella in cui non si sente né caldo né freddo, non mostra differenze significative fra i due sessi. Eppure ben più della metà delle ricerche, in laboratorio e sul campo, trova le donne più insoddisfatte degli uomini nello stesso ambiente, e la sua meta-analisi calcola un rapporto di 1,74 fra la probabilità che una donna e quella che un uomo si dichiarino scontenti del clima. Le donne, scrive, sono più sensibili degli uomini a uno scostamento dalla temperatura ottimale, soprattutto quando l'aria si fa fresca, e hanno in media un bisogno maggiore di regolare da sé la temperatura e di adattarsi.

Il valore da scrivere sul termostato, quindi, è quasi lo stesso per tutti: a cambiare è la tolleranza di ciascuno quando la stanza se ne allontana.

La norma tecnica dice dove cercare il disagio

In Italia il DPR 74 del 2013, che disciplina l'esercizio degli impianti termici, fissa per gli uffici due limiti alla media ponderata delle temperature dell'aria misurate negli ambienti: d'inverno non più di 20 °C con 2 gradi di tolleranza, d'estate non meno di 26 °C, sempre con 2 gradi di tolleranza. È una regola sugli impianti, e ragiona per medie.

Il Testo unico sulla sicurezza, il D.Lgs. 81 del 2008, guarda invece alla persona. Il suo Allegato IV chiede che la temperatura dei locali sia «adeguata all'organismo umano durante il tempo di lavoro», che gli impianti di condizionamento funzionino in modo che i lavoratori «non siano esposti a correnti d'aria fastidiosa», che finestre e pareti vetrate evitino un soleggiamento eccessivo. Al punto 1.9.2.5 aggiunge una frase da tenere sul tavolo di chiunque progetti: quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l'ambiente, si provvede alla difesa dei lavoratori dalle temperature troppo alte o troppo basse con «misure tecniche localizzate» o con mezzi personali di protezione.

Dove cercare quei punti lo dice la norma tecnica. Oltre al voto medio sul comfort dell'intero corpo, la UNI EN ISO 7730 individua quattro cause di disagio locale: le correnti d'aria, la differenza di temperatura fra la testa e le caviglie, il pavimento troppo caldo o troppo freddo, l'asimmetria della temperatura radiante, che è lo squilibrio fra il calore scambiato con le superfici da un lato e dall'altro del corpo. Il termostato governa la media di una stanza, e il disagio si prende una scrivania alla volta.

Dove cade una scrivania

Riportate sulla pianta di un ufficio, leggo quelle quattro voci come le domande da fare prima di fissare le postazioni. D'inverno la scrivania accostata a una grande vetrata scambia calore da un lato con una superficie fredda, quella sotto una bocchetta sta nel getto dell'aria, quella in un angolo con il pavimento freddo lascia i piedi a una temperatura diversa dal resto del corpo. Nessuna di queste posizioni è proibita. Sono però i punti in cui la media del termostato smette di valere per chi siede lì, e Karjalainen ci dice che quello scarto pesa di più su chi è più sensibile agli scostamenti. Per questo, quando si scelgono le scrivanie operative di un piano, conviene deciderne la posizione nello stesso momento.

La seconda scelta riguarda il controllo. Se le persone più sensibili hanno bisogno di regolare da sé il proprio clima, e se la legge ammette misure localizzate quando non conviene intervenire sull'intero ambiente, un'area operativa ben pensata offre zone con microclimi diversi, una più riparata dall'aria e dal vetro, una più ventilata, e lascia a ciascuno la libertà di scegliere dove lavorare invece di contendersi un solo numero.

A mio avviso anche il pavimento merita una riga nel capitolato: la norma lo conta fra le cause di disagio, e sotto una scrivania i piedi restano fermi.

Che la temperatura non sia solo una questione di comodità lo suggerisce un esperimento del 2019. Tom Chang e Agne Kajackaite hanno fatto lavorare 543 studenti a Berlino in un laboratorio la cui temperatura cambiava, da una sessione all'altra, fra 16 e 33 °C circa. Al caldo le donne hanno risolto meglio gli esercizi di matematica e di lingua, gli uomini leggermente peggio: per le donne ogni grado in più era associato a un aumento dell'1,76% delle risposte esatte di matematica, mentre il calo maschile risultava piccolo e statisticamente incerto. Gli autori lo attribuiscono in parte a un impegno maggiore, perché le donne consegnavano più risposte senza sbagliare di più. L'esperimento durava un'ora, in laboratorio, lontano dalle condizioni di una giornata d'ufficio; basta comunque a dire che in quella stanza la temperatura ha toccato il rendimento in matematica e nei compiti verbali, mentre non ha cambiato il test di riflessione cognitiva. C'è poi un beneficio che nessuno di questi studi misura: una stanza in cui il clima smette di essere materia di trattativa fra colleghi.

Sei numeri per la prossima discussione sul termostato

70 chili, 40 anni. L'uomo dal cui consumo di ossigeno a riposo fu ricavato il primo valore del met (Byrne e colleghi, 2005).
Fino al 35%. Quanto i valori standard del metabolismo possono sovrastimare quello femminile (Kingma e van Marken Lichtenbelt, 2015).
16. Le donne misurate in quello studio, senza un gruppo di uomini a confronto (Olesen, 2015).
25,4 e 25,8 °C. Le temperature preferite da 488 uomini e 488 donne con lo stesso abito e la stessa attività (Nevins e Fanger, nella tabella di Olesen).
1,74. Il rapporto fra la probabilità che una donna e quella che un uomo si dichiarino insoddisfatti del clima (Karjalainen, 2012).
4. Le cause di disagio locale della UNI EN ISO 7730: correnti d'aria, differenza fra testa e caviglie, pavimento, asimmetria radiante.

Chi arreda un ufficio non regola l'impianto e non deve scegliere fra Maastricht e la Danimarca. Può fare una cosa più semplice: guardare la pianta tenendo la media in una mano e le quattro cause di disagio nell'altra, e mettere ogni scrivania dove quella media è vera anche per chi ci siederà in gennaio. Un ufficio è arredato bene quando nessuno, per starci bene, deve portarsi il maglione da casa.

Risposte rapide

Perché in ufficio le donne sentono più freddo degli uomini?
Nella maggior parte degli studi uomini e donne non mostrano differenze significative nella temperatura neutra, ma le donne sono più sensibili agli scostamenti, soprattutto verso il fresco, e si dichiarano insoddisfatte del clima con una probabilità 1,74 volte quella degli uomini (Karjalainen, Indoor Air, 2012). Kingma e van Marken Lichtenbelt (Nature Climate Change, 2015) aggiungono che i valori standard del metabolismo, basati su un maschio medio, possono sovrastimare quello femminile fino al 35%.

Le norme sul comfort termico sono pensate per gli uomini?
Le norme come la UNI EN ISO 7730 si basano su esperimenti con uomini e donne in numero uguale, che a parità di abito e attività hanno preferito temperature quasi identiche, 25,4 e 25,8 °C (dati riportati da Bjarne Olesen nel 2015). Kingma e van Marken Lichtenbelt osservano però che i valori standard del metabolismo usati nel modello si basano su un maschio medio.

Che temperatura deve avere un ufficio in Italia?
Il DPR 74/2013 fissa per gli uffici limiti alla media ponderata: non superiore a 20 °C più 2 di tolleranza durante il riscaldamento e non inferiore a 26 °C meno 2 durante il raffrescamento. L'Allegato IV del D.Lgs. 81/2008, al punto sul microclima, chiede una temperatura adeguata all'organismo umano e impianti che non espongano a correnti d'aria fastidiosa.

Come si dispongono le scrivanie per evitare il freddo?
Si riconoscono sulla pianta le quattro cause di disagio locale della UNI EN ISO 7730 (correnti d'aria, differenza di temperatura fra testa e caviglie, pavimento freddo, asimmetria radiante) prima di assegnare le postazioni, e si prevedono zone con microclimi diversi. L'Allegato IV del D.Lgs. 81/2008 ammette misure tecniche localizzate quando non conviene modificare la temperatura dell'intero ambiente.

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